Il notaio è, per definizione, il professionista della successione. È lui che redige e conserva i testamenti, che autentica gli atti di accettazione dell'eredità, che dà forma giuridica alle volontà del testatore e che accompagna la famiglia attraverso le fasi formali della successione. Per secoli, questo ruolo ha funzionato perfettamente — perché il patrimonio da trasmettere era fatto di cose visibili, misurabili, registrate: immobili, titoli, denaro contante, oggetti di valore. Oggi quella certezza si è incrinata. Il patrimonio di una persona moderna include asset che non compaiono in nessun registro pubblico, che non hanno una forma fisica, che esistono solo come sequenze di byte protette da password — e che possono sparire per sempre nel momento in cui la password viene perduta. Il notaio sa come custodire le volontà. Ma le volontà da sole non bastano più.

In breve: notaio ed eredità digitale

  • Il notaio può includere disposizioni sui beni digitali nel testamento, ma non può garantire che quegli asset siano accessibili agli eredi.
  • Il testamento non è il posto giusto per conservare credenziali: diventa accessibile solo dopo la morte, richiede settimane, ed è potenzialmente pubblico.
  • Per le criptovalute e i wallet self-custody, il notaio non può fare nulla senza la seed phrase: nessun atto notarile sblocca un wallet senza la chiave crittografica.
  • Il notaio può custodire un plico sigillato contenente informazioni riservate del cliente — ma questa soluzione ha limiti pratici significativi.
  • La soluzione più completa affianca gli strumenti notarili a un sistema di organizzazione digitale che il testatore aggiorna nel tempo.

Cosa può fare il notaio: i suoi strumenti tradizionali

Il ruolo del notaio nella successione è saldamente ancorato al diritto civile italiano. Gli strumenti a sua disposizione sono precisi e consolidati. Il testamento olografo — scritto, datato e firmato dal testatore — può essere depositato presso un notaio per la conservazione e pubblicazione post-mortem. Il testamento pubblico — dettato dal testatore dinanzi al notaio e a due testimoni — offre maggiori garanzie di autenticità e di esecuzione. In entrambi i casi, il notaio garantisce che le volontà del testatore siano formalmente valide, correttamente conservate e pubblicate nel momento giusto.

Nell'ambito della successione digitale, il notaio può includere nel testamento disposizioni specifiche sui beni digitali: indicare a chi vanno le quote di una piattaforma di investimento, designare chi deve ricevere i proventi di un conto online, stabilire che le criptovalute siano liquidate e il ricavato diviso tra gli eredi, o nominare un esecutore testamentario con il compito specifico di gestire gli asset digitali. Può anche ricevere in custodia un plico sigillato — un busta chiusa che il cliente ha preparato autonomamente — contenente informazioni riservate che il notaio si impegna a consegnare a una persona designata in un momento specificato.

I limiti concreti: dove gli strumenti tradizionali non arrivano

Il problema fondamentale è che il testamento stabilisce chi ha diritto a cosa — ma non garantisce che quell'accesso sia materialmente possibile. Scrivi nel testamento "lascio ai miei figli il portafoglio di Bitcoin custodito sul mio wallet hardware Ledger": è una disposizione giuridicamente valida. Ma se nessuno sa dove si trova fisicamente il dispositivo Ledger, e se la seed phrase non è stata conservata da nessuna parte accessibile agli eredi, quella disposizione è carta straccia. I Bitcoin esistono sulla blockchain — visibili a tutti, inalterabili — ma matematicamente inaccessibili. Per sempre.

Lo stesso vale, in misura minore ma concreta, per i conti bancari online, gli investimenti su piattaforme digitali, i portafogli su exchange di criptovalute. Il testamento può dire "ho un conto su Fineco" — ma se non specifica il numero di conto, le credenziali di accesso, o anche solo come contattare la banca, gli eredi si trovano comunque davanti a una procedura lunga e incerta. Il testamento indica la destinazione. Non fornisce le chiavi per arrivarci.

Il testamento dice chi ha diritto a cosa. Non dice come arrivarci. Per gli asset digitali, la differenza tra avere il diritto e avere l'accesso è spesso la differenza tra ereditare e non ereditare.

Il plico sigillato: una soluzione parziale

Una delle soluzioni che alcuni notai propongono ai clienti più attenti è la custodia di un plico sigillato. Il cliente prepara autonomamente una busta chiusa contenente le informazioni che vuole trasmettere — credenziali di accesso, seed phrase, codici PIN, elenco dei conti — e la affida al notaio con istruzioni precise su quando e a chi consegnarla. Il notaio conserva il plico senza conoscerne il contenuto, e lo consegna alle condizioni pattuite.

È una soluzione che esiste, è legale e può funzionare. Ma ha limiti pratici evidenti che ne riducono l'efficacia nella vita reale. Il primo limite è l'aggiornabilità: le password cambiano, i conti si aprono e si chiudono, le piattaforme evolvono. Un plico sigillato preparato tre anni fa potrebbe contenere informazioni completamente obsolete al momento in cui viene aperto — e sostituirlo richiede ogni volta un nuovo accesso allo studio notarile, con i relativi costi e tempi. Il secondo limite è la tempestività: il plico viene consegnato dopo la morte, con i tempi della successione, che possono richiedere settimane. Nel frattempo, le scadenze corrono e i danni si accumulano.

Il terzo limite — il più sottile ma forse il più importante — è che il plico sigillato copre lo scenario della morte, ma non quello dell'incapacità temporanea. Se il cliente è ricoverato in ospedale per un mese, il plico resta dal notaio. Non c'è meccanismo per farlo arrivare alla persona giusta in una situazione di emergenza che non sia la morte.

Le criptovalute: il caso in cui il notaio è completamente impotente

Il caso limite — quello in cui anche gli strumenti notarili più sofisticati non possono fare nulla — riguarda le criptovalute in self-custody. Un wallet di Bitcoin, Ethereum o qualsiasi altra criptovaluta conservato autonomamente dall'utente su un dispositivo hardware o software è protetto da una chiave crittografica — la seed phrase — che è l'unico e assoluto metodo di accesso. Non esiste autorità, non esiste sentenza, non esiste atto notarile che possa sostituirla.

Il notaio può attestare che il defunto possedeva quelle criptovalute — se il cliente glielo ha comunicato per iscritto. Può includere nel testamento la disposizione che vadano a determinati eredi. Ma se la seed phrase non è stata conservata in modo accessibile agli eredi, tutto questo è irrilevante. I fondi rimangono sulla blockchain, visibili e immutabili, e nessuno potrà mai prelevarli. Il notaio, in questo caso, non può fare nulla — non per mancanza di competenza o di volontà, ma per un limite matematico che nessuna norma giuridica può superare.

Come il notaio può aggiornare il suo approccio con i clienti

I notai più attenti e aggiornati hanno già cominciato a includere nei colloqui pre-testamentari domande specifiche sui beni digitali del cliente. "Ha conti online? Investe su piattaforme digitali? Possiede criptovalute? Ha lasciato le istruzioni di accesso a qualcuno di fiducia?" Sono domande che fino a pochi anni fa nessun notaio si sarebbe sognato di fare — e che oggi sono diventate indispensabili per redigere un testamento che sia davvero completo.

Ma il contributo più importante che un notaio può dare ai propri clienti in materia di eredità digitale non è nella redazione del testamento. È nel consigliare al cliente — nel momento in cui si parla di successione — di affiancare al testamento un sistema strutturato di organizzazione delle informazioni digitali che sia aggiornabile nel tempo, accessibile alle persone giuste nel momento giusto, e che non dipenda dai tempi della successione formale per essere attivato.

Il quadro completo: testamento e organizzazione digitale insieme

La soluzione più efficace per affrontare il tema dell'eredità digitale in modo completo non è scegliere tra il testamento notarile e un sistema di organizzazione digitale — è usarli entrambi, per quello che ciascuno sa fare meglio. Il testamento stabilisce le volontà: chi riceve cosa, in quali proporzioni, con quali condizioni. Definisce i beneficiari, nomina l'esecutore testamentario, include le disposizioni specifiche sugli asset digitali identificati.

Il sistema di organizzazione digitale fornisce le chiavi operative: dove si trovano i conti, come accedervi, dove è custodita la seed phrase, quali abbonamenti sono attivi, chi sono i professionisti di riferimento. Informazioni che cambiano nel tempo e che devono essere aggiornate periodicamente — qualcosa che un documento notarile non può garantire per definizione, ma che un sistema digitale strutturato può fare in modo semplice e sicuro.

I due strumenti si completano: il testamento dà la legittimità, il sistema di organizzazione digitale dà l'accessibilità. Senza il primo, gli eredi potrebbero avere le credenziali ma non avere il diritto formale di usarle. Senza il secondo, potrebbero avere tutti i diritti del mondo ma non sapere dove cercare le chiavi.

Una conversazione che i notai dovrebbero iniziare

Ogni colloquio pre-testamentario è un'occasione per affrontare il tema dell'eredità digitale con il cliente. Non in modo allarmistico, non con tecnicismi che potrebbero disorientare, ma con la semplicità e l'autorevolezza che caratterizzano il rapporto tra il notaio e il suo cliente. "Ha organizzato le sue informazioni digitali in modo che la sua famiglia le possa trovare? Ha pensato a cosa succede ai suoi conti online, ai suoi investimenti digitali, alle sue criptovalute?" Domande che aprono una conversazione importante — e che possono portare il cliente verso le soluzioni giuste prima che il problema si presenti.

La Cassaforte Digitale è lo strumento che i notai possono consigliare ai propri clienti per completare il percorso successorio avviato con il testamento. Non sostituisce l'atto notarile — lo affianca, coprendo la dimensione operativa che nessun documento giuridico può garantire da solo. Testamento e Cassaforte Digitale insieme: le volontà formalmente espresse e le chiavi operative per realizzarle. Un sistema completo che rispetta i tempi del diritto e quelli della vita digitale — che sono, come sappiamo, molto diversi.