L'Italia non ha ancora una legge specifica sull'eredità digitale. Non esiste nel nostro ordinamento una norma che disciplini in modo organico la trasmissione di account, password, asset digitali e identità online ai propri eredi. Questo non significa che il tema sia privo di regole — significa che quelle regole sono sparse, incomplete e spesso lasciate all'interpretazione dei singoli operatori. Il risultato è un vuoto normativo che ogni anno lascia migliaia di famiglie italiane in una situazione di incertezza reale.
In breve: cosa devi sapere
- In Italia non esiste una legge specifica sull'eredità digitale: si applicano norme generali del Codice Civile e del GDPR.
- I beni digitali con valore economico (conti, investimenti, criptovalute) fanno parte dell'asse ereditario ma recuperarli senza preparazione è spesso molto difficile.
- Le piattaforme americane (Google, Apple, Meta) applicano le proprie policy, che possono contrastare con i diritti degli eredi italiani.
- Il GDPR tutela i dati personali anche dopo la morte, ma con eccezioni che variano da regione a regione.
- La soluzione più efficace non è legale ma organizzativa: designare in anticipo i delegati e mettere in ordine le informazioni.
Cosa dice il Codice Civile italiano
Il Codice Civile italiano non conosce la parola "eredità digitale". Le norme successorie sono state scritte in un'epoca in cui i beni di una persona erano essenzialmente fisici: immobili, mobili, denaro contante, titoli cartacei. Il diritto successorio italiano si basa sul principio generale che tutto ciò che appartiene al defunto al momento della morte — il suo patrimonio — entra nell'asse ereditario e spetta agli eredi secondo le quote previste dalla legge o dal testamento.
Applicando questo principio generale ai beni digitali, si può affermare che i saldi di un conto bancario online, i titoli detenuti su una piattaforma di investimento digitale, le criptovalute e in generale qualsiasi asset digitale con valore economico misurabile fanno parte dell'asse ereditario. Gli eredi ne hanno diritto. Il problema è che il "diritto" e la "possibilità concreta" di accedervi sono due cose molto diverse.
Il nodo dei contratti con le piattaforme
Quando apri un account su una piattaforma digitale — che sia una banca online, un servizio cloud, un social network o un wallet di criptovalute — accetti i Termini di Servizio di quella piattaforma. E quei termini, nella maggior parte dei casi, stabiliscono che l'account è personale e non trasferibile. Questo crea un conflitto diretto con il diritto successorio: il diritto italiano riconosce agli eredi il patrimonio del defunto, ma i contratti con le piattaforme spesso non prevedono meccanismi semplici per trasferire l'accesso.
Le piattaforme americane — che dominano il mercato — applicano le proprie policy indipendentemente dalla nazionalità dell'utente. Google, Apple, Meta e Microsoft hanno ciascuna procedure proprie per la gestione degli account di persone decedute, che variano significativamente tra loro e non sono necessariamente allineate con i diritti garantiti dal Codice Civile italiano.
Il GDPR e la protezione dei dati dopo la morte
Il Regolamento Europeo sulla protezione dei dati (GDPR) si applica ai dati delle persone fisiche in vita. Tecnicamente, i dati di una persona deceduta non sono coperti dal GDPR. Tuttavia, il Considerando 27 del Regolamento lascia agli Stati membri la facoltà di estendere alcune tutele anche ai dati dei defunti, e l'Italia ha scelto di farlo parzialmente attraverso il Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003, modificato dal D.Lgs. 101/2018).
In pratica, questo significa che in Italia i congiunti o gli eredi possono esercitare alcuni diritti sui dati del defunto — come il diritto di accesso o il diritto alla cancellazione — ma solo in determinate condizioni e con documentazione specifica. Non è un accesso automatico, e non è equivalente a quello che la persona avrebbe potuto esercitare in vita.
Cosa fanno le piattaforme principali
Google offre il programma "Gestione account inattivi", che permette di designare in anticipo fino a 10 persone di fiducia per ricevere i dati dell'account in caso di inattività prolungata. È uno strumento utile, ma pochissimi italiani lo hanno configurato — e funziona solo se l'utente lo ha attivato prima del decesso.
Apple ha introdotto la funzione "Contatto erede digitale" con iOS 15.2. Permette di designare una persona che potrà richiedere l'accesso all'account dopo la morte, con una chiave di accesso generata al momento della designazione. Anche in questo caso, richiede un'azione preventiva dell'utente.
Meta (Facebook e Instagram) permette di designare un "contatto erede" che potrà gestire il profilo commemorativo, ma l'accesso ai messaggi privati e ai contenuti dell'account non è previsto nemmeno per gli eredi.
Le banche online seguono le procedure del diritto successorio italiano e richiedono certificato di morte, dichiarazione di successione e prova della qualità di erede per sbloccare i fondi. La procedura esiste, ma richiede tempo e documentazione — e presuppone che la famiglia sappia dove si trovano i conti.
Il testamento digitale: esiste in Italia?
In Italia non esiste una forma giuridica specifica chiamata "testamento digitale". È possibile includere disposizioni relative ai beni digitali in un testamento tradizionale — olografo o notarile — indicando dove si trovano gli asset digitali e chi deve riceverli. Tuttavia, il testamento non è il posto adatto per conservare password o chiavi di accesso: è un documento che diventa pubblico in sede di successione, e inserirvi credenziali di accesso sarebbe sia poco sicuro sia inutile, perché le password cambiano nel tempo.
Il testamento può indicare chi ha diritto a cosa. Non può essere il luogo dove si conservano le chiavi di accesso. Servono due strumenti distinti: uno per le volontà, uno per le informazioni operative. Confonderli è uno degli errori più comuni.
Cosa sta cambiando a livello europeo
Il tema dell'eredità digitale è all'attenzione del legislatore europeo. Diversi paesi UE si stanno muovendo verso normative più specifiche: la Francia ha introdotto nel 2016 norme sulla "mort numérique", la Germania ha prodotto giurisprudenza significativa sul diritto degli eredi ad accedere agli account Facebook dei familiari deceduti. In Italia il dibattito è aperto ma una legge organica non è ancora stata approvata.
Questo significa che chi si trova oggi ad affrontare il problema dell'eredità digitale — sia come persona che vuole organizzare la propria, sia come familiare di una persona deceduta — opera in un contesto normativo ancora incompleto, in cui la soluzione pratica più affidabile non è quella legale ma quella organizzativa.
La soluzione concreta: non aspettare la legge
Attendere che il legislatore italiano colmi il vuoto normativo sull'eredità digitale non è una strategia. I tempi del diritto sono lenti; quelli della vita digitale sono rapidissimi. La soluzione più efficace — oggi, con gli strumenti disponibili — è organizzare preventivamente le informazioni essenziali e renderle accessibili alle persone giuste nel momento giusto.
Questo non significa violare i Termini di Servizio delle piattaforme, né aggirare la legge. Significa semplicemente fare ciò che qualsiasi persona responsabile dovrebbe fare: tenere in ordine le proprie informazioni vitali e garantire che chi ha la necessità di accedervi — nel momento in cui se ne ha bisogno — possa farlo senza dover affrontare mesi di pratiche burocratiche o rischiare di perdere per sempre asset di valore.
La Cassaforte Digitale non sostituisce il testamento e non è uno strumento legale. È uno strumento organizzativo: raccoglie le informazioni che la tua famiglia avrà bisogno di conoscere, le protegge con tre livelli di sicurezza indipendenti e le rende accessibili solo a chi hai designato, solo quando è necessario. La legge arriverà — ma la tua famiglia non può aspettare.