Quando una persona muore, i suoi beni fisici seguono regole precise: immobili, conti bancari, oggetti di valore passano agli eredi attraverso un percorso consolidato dal diritto successorio. Ma i suoi beni digitali — i conti online, le password, i wallet di criptovalute, gli investimenti su piattaforme digitali — seguono regole completamente diverse. Nella maggior parte dei casi, non seguono nessuna regola. E questo crea un problema serio, concreto, che milioni di famiglie italiane prima o poi si trovano ad affrontare senza alcuna preparazione.
In breve: cosa devi sapere
- Gli eredi non hanno diritto automatico ad accedere agli account online del defunto.
- Le banche online e i broker digitali hanno procedure specifiche: senza la documentazione corretta, i fondi restano bloccati.
- Piattaforme come PayPal, Revolut e Satispay trattano i fondi in modo diverso tra loro: alcune congelano il conto, altre lo chiudono.
- Le criptovalute senza seed phrase o chiave privata sono irrecuperabili per sempre.
- L'unica soluzione concreta è organizzare le informazioni in anticipo, in modo sicuro e accessibile solo a chi si designa.
Il problema che nessuno vuole affrontare
Oggi la vita di una persona adulta è profondamente intrecciata con il mondo digitale. Conti correnti online, investimenti su piattaforme come Fineco o Directa, abbonamenti, wallet di pagamento, archivi fotografici su cloud, documenti importanti salvati su Google Drive o Dropbox. Il valore — economico e affettivo — di questi asset è reale. Ma nel momento in cui la persona viene a mancare, tutto questo diventa improvvisamente inaccessibile.
La famiglia si trova davanti a una situazione paradossale: sa che esistono dei conti, sa che ci sono dei soldi depositati da qualche parte, sa che esiste un archivio di foto di una vita intera — ma non ha le chiavi per entrare. E ottenerle, senza preparazione, è un percorso lungo, costoso e spesso incompleto.
Cosa succede ai conti bancari online
I conti correnti online — ING, Illimity, Widiba, N26 e simili — sono tecnicamente soggetti alle stesse norme successorie dei conti bancari tradizionali. Questo significa che gli eredi hanno diritto ad accedervi, ma devono seguire una procedura formale: certificato di morte, dichiarazione di successione, documentazione che attesti la qualità di erede.
Il problema pratico è che, senza sapere in quale banca online il defunto aveva i suoi conti, gli eredi non sanno nemmeno da dove iniziare. Non esiste in Italia un registro centralizzato dei conti correnti. Esiste una procedura — gestita dall'Agenzia delle Entrate — per richiedere informazioni alle banche, ma richiede tempo, competenze e spesso l'assistenza di un professionista.
Nel frattempo, il conto viene sospeso: nessun prelievo, nessun pagamento. Se erano attivi addebiti automatici — un mutuo, un affitto, un'assicurazione — questi vengono bloccati, con conseguenze che si ripercuotono sull'intera famiglia.
Cosa succede agli investimenti digitali
Le piattaforme di investimento online — Fineco, Directa, Trade Republic, Degiro — custodiscono titoli e strumenti finanziari che, dal punto di vista legale, fanno parte dell'asse ereditario. Gli eredi ne hanno diritto. Ma anche in questo caso, senza sapere che quei conti esistono, non si può fare nulla.
Un investitore che nel corso degli anni ha aperto due o tre conti su altrettante piattaforme, senza mai comunicare questa informazione ai propri familiari, lascia dietro di sé un patrimonio che potrebbe non venire mai recuperato. Non per cattiva volontà di nessuno, ma semplicemente per mancanza di informazione.
Cosa succede a PayPal, Satispay e Revolut
I wallet di pagamento digitale seguono logiche proprie, spesso diverse tra loro. PayPal, al ricevimento della notifica di decesso corredata da documentazione, congela il conto e avvia una procedura per il trasferimento del saldo agli eredi — ma i tempi sono lunghi e la procedura non è immediata. Revolut e Satispay hanno approcci simili, ma le procedure variano e in alcuni casi richiedono l'assistenza di uno studio legale.
In tutti questi casi, il punto critico non è l'esistenza di una procedura — che esiste — ma il fatto che la famiglia debba sapere che quei conti esistono, dove si trovano e come contattare la piattaforma. Informazioni che, se non sono state organizzate in anticipo, spesso si perdono per sempre.
Il caso più grave: le criptovalute
Le criptovalute rappresentano il caso più critico di tutti. A differenza dei conti bancari o dei wallet di pagamento, le criptovalute non hanno un gestore centralizzato a cui rivolgersi. L'accesso a un wallet di criptovalute dipende esclusivamente dalla seed phrase (una sequenza di 12 o 24 parole) o dalla chiave privata. Senza di essa, i fondi sono matematicamente irrecuperabili. Non esiste procedura legale, non esiste tribunale, non esiste tecnologia che possa sbloccarli.
Si stima che oltre il 20% di tutti i Bitcoin esistenti sia oggi irrecuperabile perché le chiavi private sono andate perdute. Dietro ogni chiave perduta c'è spesso una storia simile: un proprietario che non ha mai organizzato le informazioni, e una famiglia che non sa dove cercare.
Le password: il problema invisibile
Al di là dei valori economici, c'è un tema che tocca ogni famiglia: le password. Email, cloud storage, archivi fotografici, documenti importanti. Senza le credenziali di accesso, la famiglia non può recuperare anni di fotografie, comunicazioni importanti, documenti fiscali, contratti. E i provider di servizi — Google, Apple, Microsoft — hanno politiche molto restrittive in materia di accesso agli account di persone decedute, anche per gli eredi diretti.
Google ha introdotto il programma "Gestione account inattivi" che permette di designare in anticipo una persona di fiducia per accedere all'account in caso di inattività prolungata. Apple ha un sistema simile chiamato "Contatto erede digitale". Ma la maggior parte degli italiani non sa che questi strumenti esistono, e ancora meno li ha configurati.
Cosa può fare concretamente la famiglia
Una famiglia che si trova a gestire il patrimonio digitale di un defunto ha a disposizione alcune strade, ma nessuna di esse è semplice senza una preparazione preventiva. Può rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto successorio digitale — una figura ancora rara in Italia — per tentare di recuperare l'accesso ai conti bancari online attraverso le procedure formali. Può contattare i singoli provider di servizi con la documentazione necessaria. Può, nei casi che coinvolgono criptovalute, rivolgersi a società specializzate nel recupero di wallet — con costi elevati e risultati non garantiti.
Tutte queste strade hanno in comune un elemento: richiedono di sapere già cosa cercare. Senza un punto di partenza — un elenco dei conti esistenti, un riferimento alle piattaforme utilizzate, anche solo un'indicazione della banca online — il processo diventa estremamente difficile.
L'unica soluzione concreta: organizzare prima
L'eredità digitale non si gestisce dopo. Si organizza prima. Non serve essere anziani o malati per farlo: basta essere adulti con una vita digitale — e oggi, questo significa praticamente tutti.
Organizzare la propria eredità digitale significa raccogliere in un unico posto sicuro — accessibile solo a chi si designa, e solo nel momento in cui è necessario — le informazioni essenziali: dove si trovano i conti, come accedervi, dove sono custodite le chiavi delle criptovalute, quali abbonamenti sono attivi, dove si trovano i documenti importanti. Non si tratta di un gesto estremo: è semplicemente una forma di rispetto e cura verso le persone che restano.
La Cassaforte Digitale è nata esattamente per questo: non per gestire un'emergenza, ma per non lasciare la tua famiglia a cercare nel buio nel momento più difficile. Organizzi oggi, in cinque minuti, quello che altrimenti potrebbe richiedere mesi di pratiche burocratiche — o che potrebbe non essere mai recuperato.
Non è un pensiero morboso. È la cosa più concreta e utile che puoi fare per chi ami.