Gli italiani investono sempre di più online. Piattaforme come Fineco, Directa, Trade Republic, Degiro e Scalable Capital hanno reso accessibile a milioni di persone la gestione autonoma di un portafoglio azionario, obbligazionario o di ETF. A questi si aggiungono i wallet di criptovalute su piattaforme come Coinbase, Binance o Kraken. Tutti questi investimenti hanno un valore reale — spesso significativo — e fanno parte del patrimonio di chi li detiene. Ma quando il titolare muore, cosa succede a tutto questo? La risposta dipende da molti fattori, e in alcuni casi può determinare la differenza tra un patrimonio recuperato e uno perduto per sempre.

In breve: cosa devi sapere

  • Titoli, ETF e fondi su piattaforme regolamentate fanno parte dell'asse ereditario e possono essere trasferiti agli eredi — ma solo se questi sanno che esistono.
  • Ogni piattaforma ha procedure proprie per la successione: alcune sono rapide, altre richiedono mesi e documentazione complessa.
  • Le piattaforme europee (Trade Republic, Degiro) applicano le normative del loro paese di origine, che possono differire da quelle italiane.
  • Le criptovalute su exchange centralizzati (Coinbase, Binance) sono recuperabili con documentazione, ma i wallet self-custody senza seed phrase sono irrecuperabili.
  • I piani di accumulo (PAC) attivi vengono interrotti al decesso, con possibili penali o perdite sulle posizioni aperte.
  • Senza sapere che quegli investimenti esistono, gli eredi potrebbero non recuperarli mai: non esiste un registro centralizzato degli investimenti online in Italia.

Il patrimonio invisibile: il problema di fondo

Un immobile lascia una traccia fisica e catastale. Un conto bancario tradizionale genera estratti conto cartacei. Ma un portafoglio di ETF su Trade Republic, accumulato negli anni con versamenti mensili automatici, può esistere esclusivamente come dato digitale — visibile solo sull'app, comunicato solo via email, senza alcuna presenza fisica che ne riveli l'esistenza a chi non sa dove guardare.

Questo è il problema centrale degli investimenti online nell'era della successione digitale: non è tanto la complessità della procedura di trasferimento — che esiste ed è definita — quanto il fatto che la procedura non può nemmeno iniziare se gli eredi non sanno che quegli investimenti esistono. Un portafoglio da centomila euro può rimanere congelato indefinitamente, e poi passare allo Stato come patrimonio abbandonato, semplicemente perché nessuno sapeva dove cercarlo.

Titoli e ETF su piattaforme regolamentate: cosa succede

Le piattaforme di investimento regolamentate — Fineco, Directa, Banca Mediolanum, ING Investimenti — sono soggette alla normativa italiana e alla vigilanza di Banca d'Italia e Consob. Questo significa che i titoli detenuti su queste piattaforme godono di una protezione analoga a quella dei depositi bancari: sono segregati dal patrimonio della piattaforma stessa e appartengono al cliente. In caso di decesso, rientrano nell'asse ereditario e devono essere trasferiti agli eredi secondo le norme del Codice Civile.

La procedura per Fineco, ad esempio, prevede che gli eredi contattino la banca con certificato di morte e dichiarazione di successione, e che i titoli vengano poi trasferiti su conti intestati agli eredi — o liquidati, se questi preferiscono ricevere il valore in denaro. I tempi variano ma si attestano generalmente tra i 2 e i 6 mesi per le pratiche complete.

Durante il periodo di blocco del conto, i titoli rimangono in portafoglio e continuano a variare di valore seguendo il mercato. Questo significa che gli eredi assumono de facto un'esposizione al rischio di mercato senza poter fare nulla — né vendere in caso di crollo, né acquistare in caso di opportunità.

Le piattaforme europee: Trade Republic, Degiro, Scalable Capital

Il panorama si complica con le piattaforme europee di nuova generazione, sempre più diffuse tra gli investitori italiani per le commissioni basse e l'interfaccia intuitiva. Trade Republic è registrata in Germania e regolamentata dalla BaFin, l'autorità di vigilanza finanziaria tedesca. Degiro opera sotto la supervisione olandese. Scalable Capital è anch'essa tedesca.

In linea di principio, anche questi intermediari sono tenuti a trasferire i titoli agli eredi, ma le procedure sono gestite secondo le normative del loro paese di origine e richiedono spesso documentazione aggiuntiva rispetto a una banca italiana: traduzioni giurate dei documenti, apostille, e in alcuni casi l'assistenza di un notaio o avvocato. I tempi si allungano ulteriormente, e la barriera linguistica può rendere il processo molto più difficile per una famiglia italiana.

Il fatto che una piattaforma sia regolamentata non garantisce che la successione sia semplice. Garantisce solo che i fondi ci siano. Per accedervi, la famiglia deve sapere dove cercare e avere la forza di affrontare procedure spesso complesse, in un momento già di per sé difficile.

I piani di accumulo (PAC): un rischio sottovalutato

Molti investitori online hanno attivato piani di accumulo automatici — versamenti mensili fissi su ETF o fondi — come strategia di investimento a lungo termine. Questi PAC vengono addebitati automaticamente sul conto corrente collegato alla piattaforma. Quando il titolare muore e il conto corrente viene bloccato, anche gli addebiti del PAC si interrompono.

In alcuni casi, la piattaforma prevede penali per l'interruzione anticipata del piano, o chiude automaticamente le posizioni aperte a condizioni non favorevoli. In altri, le posizioni parzialmente accumulate rimangono aperte ma non più alimentate, esponendo il portafoglio a oscillazioni di mercato senza la possibilità di mediare il prezzo di carico. Dettagli che, sommati alle procedure burocratiche, rendono la gestione del portafoglio di un defunto un'operazione tutt'altro che semplice.

Criptovalute su exchange centralizzati: recuperabili ma complesse

Le criptovalute detenute su exchange centralizzati come Coinbase, Binance, Kraken o Crypto.com si trovano in una posizione intermedia. Da un lato, essendo custodite dalla piattaforma e non direttamente dall'utente, gli eredi possono in teoria richiederne il trasferimento presentando la documentazione necessaria. Dall'altro, le procedure variano molto da piattaforma a piattaforma, sono spesso poco documentate, e alcune piattaforme — soprattutto quelle con sede in paesi extra-europei — possono rivelarsi poco collaborative.

Coinbase, per esempio, ha una procedura ufficiale per la successione che prevede l'invio di copia del certificato di morte, prova della qualità di erede e documenti di identità. Ma i tempi sono lunghi — anche 6-12 mesi — e la procedura avviene interamente in inglese, via email, senza la possibilità di parlare con un operatore. Per una famiglia italiana in lutto, affrontare questa burocrazia in lingua straniera è un ostacolo reale.

Criptovalute in self-custody: il caso più critico

Il caso più grave riguarda le criptovalute in self-custody — quelle conservate direttamente dall'investitore su wallet hardware (Ledger, Trezor) o wallet software, senza affidarle a nessun intermediario. Questa modalità è considerata la più sicura dal punto di vista della sovranità sull'asset: nessuna piattaforma può congelare, sequestrare o perdere le tue criptovalute. Ma ha un rovescio della medaglia che pochi considerano fino in fondo.

L'accesso a un wallet in self-custody dipende esclusivamente dalla seed phrase — una sequenza di 12 o 24 parole generata al momento della creazione del wallet — o dalla chiave privata. Senza di essa, non esiste procedura legale, non esiste autorità, non esiste tecnologia che possa sbloccare quel wallet. I fondi esistono sulla blockchain, visibili a tutti, ma matematicamente inaccessibili. Per sempre.

Si stima che oltre il 20% di tutti i Bitcoin circolanti sia oggi tecnicamente perso per questo motivo. Dietro quella percentuale ci sono storie reali: investitori che non hanno mai comunicato la seed phrase a nessuno, convinti che fosse la scelta più sicura. Che lo fosse per loro, forse. Per la loro famiglia, no.

Come trovare gli investimenti online di una persona deceduta

Se la famiglia non conosce le piattaforme su cui il defunto investiva, la ricerca può essere lunga e frustrante. Il punto di partenza è l'Anagrafe dei conti correnti dell'Agenzia delle Entrate, che include anche i rapporti con intermediari finanziari regolamentati italiani — ma non le piattaforme europee con sede all'estero, e ovviamente non i wallet di criptovalute.

Una seconda strada è l'analisi delle email del defunto, cercando comunicazioni da parte di broker o exchange. Una terza è l'esame degli estratti conto bancari, cercando addebiti ricorrenti verso piattaforme di investimento. Tutte strade percorribili, ma che richiedono tempo, energia e spesso un supporto professionale — risorse scarse nelle settimane immediatamente successive a un lutto.

L'unica prevenzione efficace: lasciare una mappa chiara

Tutti i problemi descritti in questo articolo hanno una radice comune: la famiglia non sa dove guardare. La soluzione non è semplificare le procedure burocratiche — quelle dipendono dalle leggi e dai regolamenti delle piattaforme — ma eliminare il problema a monte, lasciando una mappa chiara e aggiornata di dove si trovano gli investimenti, su quali piattaforme, con quali credenziali di accesso, e dove è custodita la seed phrase per i wallet in self-custody.

Questa mappa deve essere organizzata in modo sicuro — non accessibile a chiunque in qualsiasi momento — ma garantire che le persone giuste possano trovarla quando è necessario. Non un foglio di carta. Non un file sul computer. Non una voce nel testamento. Ma un sistema strutturato, aggiornabile, protetto e pensato esattamente per questo scopo.

Nella Cassaforte Digitale puoi registrare ogni piattaforma di investimento — con credenziali, note operative e, se lo ritieni, la posizione in cui hai custodito la seed phrase dei tuoi wallet. I tuoi delegati riceveranno queste informazioni solo nel momento in cui ne avranno davvero bisogno, attraverso un sistema di rilascio graduale che tu stesso controlli. Il tuo patrimonio digitale ha un valore reale: merita di essere trovato.